Degustazione Mercoledì 10 ottobre

8 Ottobre 2012 by

 

 

10 ottobre 2012, ore 17,30 – Oliver Wine House

la degustazione è condotta da Francesca Tamburello

 

Siamo, ancora una volta, all’Oliver Wine House, dagli amici Francesca Bacile e Nino Li Causi  nello spazio del   Centro Dioniso, il tema dell’incontro  è una sorta di sfida:  voglio suggerirvi di pensare il Vino come metafora del tempo. Il vino è una delle espressioni più ricche e più complesse del rapporto dell’uomo con il tempo: è trasformazione ed elaborazione di elementi naturali, è materia che tramite l’interpretazione dell’uomo modifica il proprio naturale decorso temporale: un vino in bottiglia si pone in una nuova relazione con il tempo, sviluppa un ritmo di vita, di evoluzione e di decadimento, incredibilmente più rallentato rispetto a quello della sua materia di partenza, l’uva. Credo che il vino ci offra anche un esempio per così dire etico di rapporto con il tempo, la possibilità di dare il giusto valore all’attesa, alla lentezza, alla ponderazione.

 

I tre  vini: Sauvignon, de La Tour 2001; Capo Martino, 2003; Gewurztraminer, 2000

 

GLI ULTIMI

Mi sono chiesto spesso come abbia fatto una terra tanto martoriata dalla storia e dai cataclismi ad emergere così prepotentemente dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale fino a posizionare i suoi vini ai vertici dell’enologia italiana e non solo. Nel 1950 si producevano 984.000 quintali d’uva dei quali, però, il 73% in coltura promiscua e solo il 27% in coltura specializzata. Nel 1979 la produzione complessiva fu di 2.124.600 quintali d’uva di cui appena 93.000 (4,3%) derivanti da vigne in coltura promiscua. Gli ettari a coltura specializzata avevano così raggiunto e superato i 22.000, mentre quelli promiscui erano praticamente scomparsi: da oltre 75.000 ridotti a 1.550. Cos’era successo? Si era completata la prima grande, vera, rivoluzione agraria e industriale del popolo friulano.

Il 30 gennaio del 1963 il Senato italiano decreta la nascita della Regione Friuli Venezia Giulia a statuto speciale. Le prime elezioni regionali avverranno il 10 maggio del 1964. Nella Giunta Berzanti, l’assessorato all’agricoltura verrà affidato a Comelli. Il riscatto, sociale ed economico degli “ultimi” (nel ’57 Olinto Fabris testimonia che “la proprietà polverizzata era troppo piccola perché il contadino potesse vivere, ma era ancora troppo grande perché potesse morire”), partì dalla precisa volontà politica di far uscire l’agricoltura dal suo stato di secolare arretratezza (su 100 mila proprietà agricole, almeno 50 mila non producevano, negli anni Cinquanta, il necessario per sbarcare il lunario). La Regione, facilitata dalla competenza primaria che deteneva in materia agricola, si pose come obiettivo principale quello di assicurare uno sviluppo e una crescita omogenei sia al comparto industriale che a quello agricolo. Alla base di tutto, infine, il grande spirito di rivalsa del friulano, di rivalsa verso una storia quasi sempre nemica. Il resto è storia di oggi.

Il Friuli enologico si trovò, agli inizi degli anni Sessanta, nelle condizioni di comprendere i nuovi stili di vita che il benessere stava portando: il consumatore stava scegliendo la qualità. Sotto l’Austria si era sviluppata la produzione di barbatelle. L’area era quella della zona di Aquileia e Ruda dove, per terreni e microclimi, si poteva facilmente produrre la vite americana su cui poi tutta l’Europa avrebbe innestato per sconfiggere la fillossera, gettando in tal modo le fondamenta di quello che sarebbe diventato il più importante vivaio del mondo. Oggi il 25% delle barbatelle prodotte nel pianeta vengono dal Friuli: il che significa 40 milioni di barbatelle! Vivaio che poi, per tutta una serie di vicende, si sarebbe allargato anche al Pordenonese, esattamente a Rauscedo e zone limitrofe. Dal punto di vista enologico ciò ha significato che il “vigneto Friuli” si trovò al momento giusto con le varietà giuste.

 

Villa Russiz Capriva del Friuli (GO)

Crudità d’autore, questi sono i vini di Gianni Menotti, autentici capolavori di purezza e minuzia. L’azienda Villa Russiz produce quasi tutto in acciaio, eccetto qualche rosso come il celebre Merlot Graf. Tale scelta tecnica, che risale ai primi bagliori qualitativi della regione, unita al desiderio di mantenere nei vini una fisionomia slanciata, è diventata una matrice inconfondibile ma soprattutto difficilissima da imitare. Non a caso in Friuli-Venezia Giulia ci sono numerose buone aziende ma sono pochissimi i produttori che, o da un terroir o dalla capacità interpretativa, riescono a far emergere una personalità che si riesca a ricordare.

Abbiamo accertato che il Sauvignon avverte le annate in modo diverso dalle altre varietà, non segue pedissequamente l’andamento “buona-meno buona- eccezionale-così così” ma si scatena quando meno lo si aspetta, e ciò diventa esasperante di fronte ad un bianco caratteriale come il La Tour. Abbiamo cominciato ad apprezzarlo quando nell’88 Gianni Menotti prese il posto del padre Dino nella direzione dell’azienda, a quel tempo il vino era molto verde, spigliato ma anche più monocorde; il cambiamento è avvenuto quasi subito ed ha assunto i tratti più articolati di un Sauvignon serio e promettente.

 

Sauvignon de La Tour 2001   (Cantina: Guido Falgares)

Il colore ha ancora una tonalità giallo paglierina con qualche riflesso verde, cristallina, appena segnata dal tempo. Il suo charme appartiene ad un altro pianeta, è imperterrito, autorevole,  particolare nei profumi in cui si incontrano fiori freschi (sambuco)  ed erbe aromatiche (salvia, timo), una intensa mineralità che si libera a poco a poco. In bocca non teme confronti, sfodera un notevole nervo acido e buona sapidità; sa contenersi e donare saggiamente e con eleganza la sua materia fruttata (pesca, pompelmo, melone), il suo sinuoso sviluppo gustativo; ed è protagonista di un epilogo sottilissimo ricco di aromi e di splendide sfumature varietali; il sigillo di chiusura, una vera, irresistibile, miniatura: non ha più la crudezza ma possiede il tocco lieve e appena molle, quella corrispondenza con i profumi, che saprebbe mozartianamente farsi amare da chiunque.

Provate ad immaginarlo con un piatto di scampi!!!

 

Vinnaioli Jermann, frazione Villanova Farra d’Isonzo (GO)

Vittorio Puiatti. Si diplomò enologo a Conegliano nel 1948. Avrebbe coronato il sogno di una sua azienda nel 1970 dove sposò immediatamente il nuovo, in maniera a volte anche provocatoria: andavano da lui, giovanissimi sommelier, a scuola di degustazione: e che scuola! Bianchista per definizione, i suoi vini incantavano per nitore ed eleganza. Sarebbe diventato davvero un punto di riferimento del Rinascimento friulano. Un ragazzino – aveva solo 17 anni – che studiava enologia a San Michele all’Adige, impone a suo padre di acquistare la pressa Willmes: era il 1971. Inizia così la storia di Silvio Jermann, certamente oggi il rappresentante di maggior spicco e prestigio dell’enologia friulana in tutto il mondo. Silvio seppe reinterpretare lo stile del bianco friulano e coniugare la modernità alla tradizione, alla storia, al timbro del Friuli. Nel 1975, spintosi ormai su quella strada, nasce il Vintage Tunina che sarà un vino rivoluzionario: era un uvaggio e poi, mentre tutti raccoglievano uve più crude che mature, lui tornò all’antico con vendemmie ritardate che dessero temperamento al vino.

 

Capo Martino 2003 (Magnum – Cantina Oliver Wine House)

Uve: Tocai Friulano, Ribolla Gialla, Malvasia Istriana e Picolit. Prende il nome dalla collina acquistata nel 1991 nel cuore del Collio; vigna di 7,5 ettari rinnovata dal 1996 al 2003 con le stesse varietà tradizionali. Fermentato e affinato in botti di rovere di Slavonia da 750 litri per 12-16 mesi.

Uve: Tocai Friulano, Ribolla Gialla, Malvasia Istriana e Picolit. Fermentato e affinato in botti di rovere di Slavonia da 750 litri per 12-16 mesi. Giallo dorato luminoso e sfavillante. Accattivante e voluttuoso. Un incredibile profilo, sentori esotici di frutta matura, di burro fuso, di fiori gialli appassiti sfiorati da un leggero velo di vaniglia; raffinate note vegetali; marcate note aromatiche di rara eleganza;  accenni leggermente minerali. Ricco e perfetto. In bocca è schietto e vellutato; un perfetto equilibrio gustativo; un fantastico finale con ricchezza di aromi e di splendide sfumature varietali; una persistenza infinita.

Di gran lunga uno dei migliori bianchi che abbia mai bevuto. Un capolavoro. Ottimo con purè di ceci con polpi saltati al rosmarino.

 

Vini d’Alsazia

Regolarmente, in una grande degustazione,  i vini alsaziani si sono dimostrati di qualità e piacevolezza eccezionale, hanno maggiore personalità, bevibilità e capacità di invecchiamento, per non parlare di un prezzo notevolmente infe-riore  rispetto a qualche grande bianco di Borgogna o di California. E  questo non per il valore assoluto di pochi vini ma per il livello medio, davvero altissimo, per l’aderenza alle caratteristiche dei diversi terroirs , per la stupe-facente varietà e versatilità che i vini alsaziani dimostrano di possedere.

I vini alsaziani, aromatici, spesso da lungo invecchiamento, in alcuni casi contraddistinti da un lieve ma percepibile residuo zuccherino destinato a bilanciare l’acidità: un vino apparentemente secco che si rivela poi all’assaggio leggermente abboccato. Dopo alcuni anni di invecchiamento gli zuccheri si integrano nella struttura del vino in modo sorprendente. La spiccata aromaticità di molti vitigni alsaziani – il Riesling, il Gewurztraminer, il Pinot Gris e il Muscat – unita al residuo zuccherino, offre la rara qualità di essere apprezzabile da ola, come aperitivo o come vino da meditazione.

Il vigneto alsaziano si estende da nord a sud per oltre centoventi chilometri. La regione gode di una situazione pedoclimatica straordinaria: i vigneti sono infatti fiancheggiati ad ovest dalla catena montuosa dei Vosgi e ad est dal Reno, dal quale si diramano numerosi piccoli affluenti; si combinano quindi l’effetto benefico della naturale barriera contro i venti fornito da monti e boschi, e l’effetto moderatore sul clima offerto dal fiume. Se a questo aggiungiamo che, statisticamente, Colmar è la citta meno piovosa della Francia, ci rendiamo conto della vocazione davvero unica al vino di grande qualità che questa regione possiede. Il suolo alsaziano, argilloso, è uno dei più variegati al mondo e la regione è stata più volte definita “un paradiso per i geologi”. Non c’è zona vinicola in cui il concetto di “terroir”, di interrelazione tra vigneto, clima, vitigno e uomo sia più sentito.

 

Leon Béyer (Éguisheim – Haut Rhin – Alsace)

Per la nostra degustazione abbiamo scelto un produttore storico e nelle mia cantina  erano disponibili alcune bottiglie di una  annata memorabile, il Gewurztraminer 2000. Léon Béyer rende super-vini secchi che sono quasi imbevibili nei suoi primi anni. Ma il domaine ha il buon gusto di aspettare fino a quando il vino giovane ha guadagnato sostanza e carattere.

 

Gewurztraminer, 2000 (Cantina: Guido Falgares)

Giallo dorato caldo, crepuscolare (la pelle di un vitigno Gewurz è in realtà rosa, verde non chiaro, quindi non è sorprendente che i pigmenti rimangono nel vino per dare un dorato intenso, a volte color rame). L’odore è inebriante (il Gewurz è generalmente elevato in alcool); aromatico e non piccante;  il profumo esotico, tropicale di litchi, con una giusta misura  di petali di rosa pungenti; e poi un gustoso elemento che possiamo paragonare  al lardo. Il sapore è quasi completamente secco; strati di frutta si svolgono come una coda di pavone; la progressione non lascia dubbi sulla fibra del vino ancora tesa ma assolutamente gentile; la sensazione amara è appena accennata (l’estrazione eccessiva di composti fenolici dalla buccia), e subito contrastata dalla splendida compostezza del finale. Il finale è lungo, fresco e sottile con una bella mineralità che rimane per sempre. Un vino magico, un privilegio berlo.

I francesi consigliano il Gewurz con un  particolare puzzolente formaggio  a pasta morbida e crosta lavata  come il Munster, Maroilles o Livarot.

Palermo 10 ottobre 2012

Guido Falgares

 

P.s. Le Bottiglie in degustazione fanno parte delle Collezioni di Oliver Wine House e di Guido Falgares. Sarà sempre nostra regola degustare vini comprati in enoteca o facenti parte di collezioni personali.

Le degustazioni avverranno, grosso modo, una volta alla settimana; di volta in volta, via e-mail e sul sito di Dioniso vi comunicheremo il luogo, il giorno e l’ora. Prenotazione obbligatoria ai numeri: 091.6256617 / 333.1724308

 

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