Radici Wines 2012 Appunti di viaggio

15 Giugno 2012 by

Appunti di viaggio ..secondo anno:impressioni di “giurata”.

Mentre cala il sipario su Radici 2012, sono tante le considerazioni ad essere sollecitate da una esperienza coinvolgente ed insieme propositiva qual è l’ appuntamento di Radici  in Puglia ,  divenuto oramai un momento di confronto di eccellenze territoriali.

Si avverte come  l’edizione appena trascorsa abbia reso possibile una concentrazione ancora più espressiva e qualitativamente di grande spessore rispetto alla precedente:ritengo che ciò sia un segno tangibile di una crescente ricerca stilistica e di contenuti che permea lo “stato di salute “ del vitigno del sud.

Cercherò di dare un senso all’ esposizione delle emozioni scaturite nei momenti vissuti intensamente nelle sedute di Commissione svoltesi a borgo Egnazia.

Secondo un calendario collaudato,le degustazioni sono cominciate con una ouverture su vitigni a bacca bianca campani e pugliesi ,quali la Falanghina,il Bianco d’Alessano,il Pampanuto,la Verdeca della Valle dell’Itria,il Bombino bianco ,il Minutolo,cultivar  spesso considerate “minori”,e che in verità  danno vita quei “piccoli grandi vini del meridione italiano“,definiti così già negli anni sessanta, con una lungimiranza quasi profetica da  Mario Soldati  giusto   per stigmatizzarne le sensazioni ed il potenziale gustativo.

Sono rimasta emotivamente convinta dalla “pregnanza” del Fiano di Avellino, declinato in versioni diverse e tutte di spessore, con moduli interpretativi davvero accattivanti :si colgono sfumature e contrasti che ti avvicinano emotivamente alla cultura del territorio  campano.

Il connotato mediterraneo,calore del gusto e maturità dei profumi, è sempre più percettibile continuando gli assaggi e con l’approdo alla degustazione del patrimonio ampelografico  pugliese.

In un variegato panorama gusto-olfattivo,si apprezza la sapidità ferrosa del cuore delle  Murge baresi ,con i suoi vini sottili calcarei e minerali,attraversando l’Ofanto teatro dell’Uva di Troia, icona consolidata degli autoctoni pugliesi ,e continuando per il  Salento, terra con suoli caratterizzati da formazioni carsiche e scenario della profumata Malvasia nera, del colorante Susumaniello e del robusto e polputo Negroamaro ,capace di esprimere Rosati dalle ineguagliabili leggiadrie .

In questo ravvicinato  focus pugliese ,è  il Primitivo,detto anche Primaticcio,Morellone ,Uva di Corato, a costituire il momento di maggiore attenzione per l’entità numerica delle sua presenza e per le sfaccettature mai scontate e sorprendenti dei suoi modelli siano essi di Manduria,baricentro del territorio tarantino,che riferiti  all’area barese di Gioia del Colle.Parliamo della  culla di questa varietà, di origini antiche riconducibili alla parte orientale mediterranea   e consacrate ne Settecento da Don Francesco Filippo Indellicati.Si coglie la forza vera dellla Puglia ,coniugata ad appeal e linearità di struttura negli assaggi proposti.Viene spontaneo definirlo  un vino da emozione allo stato puro, complesso ed insieme convincente per la storia che comunica in ogni sua componente.

Proseguendo sull’onda di emozioni ancora vive e ben presenti anche  distanza di qualche giorno, l’Aglianico  ha confermato la sua complessa  anima di vitigno dall’appeal austero con  tratti graffianti nelle sue declinazioni campane,con cenni animaleschi e forme sanguigne  nel Vulture ,per consacrarsi nel superlativo  Taurasi  ,un vero e proprio patrimonio di sensazioni eleganti, spesso alternate a  punte di spiccata carnosità.

Prima di puntualizzare alcune osservazioni sui vini della  mia terra di appartenenza,mi piace soffermarmi sull’impegno della viticultura calabrese ben sottolineato e  cristallizzato nei campioni assaggiati,i cui protagonisti,il Magliocco ed il Gaglioppo sfoderano grinta e capacità endemiche, preludio a future conferme ed a scenari di successi, non solo  auspicabili ma  già tangibili.

Ed eccoci in Sicilia,definita  spesso “continente del Vino” per sottolinearne così la simbiosi ad innumerevoli  micro- macro aree di peculiari cultivar.La presenza siciliana a Radici 2012 si è connotata  nel Catarratto,nel Nero d’Avola e nei due Nerelli,mascalese e cappuccio,dando l’immagine  di un work in progress davvero intrigante anche se non del tutto centrato.

Infatti,si distinguono tutte le spigolosità dell’anima siciliana combattuta nelle sue scelte  enologiche dalla tendenza innata  alla muscolarità  per approdare sempre più frequentemente a versioni dall’andatura più snella,lasciando protagonista il frutto ed evidenziandone  così la sua pronunciata fragranza,senza peraltro intaccarne  la consistente  caratterialità.Ed è questa scommessa a risultare  vincente alla luce dei riscontri finali sui vini siciliani più apprezzati dalle due Giurie esaminatrici.

A chiusura delle giornate di lavoro a Borgo Egnazia,penso che il dato della conservazione delle diversità del patrimonio vitivinicolo  si confermi  l’imperativo categorico da perseguire per far sì che la riconoscibilità del territorio di origine costituisca la strada maestra per riaffermare le proprie origini e la propria storia,e ciò sullo sfondo di  un mondo sempre più globalizzato

Conservare l’essenza dell’identificazione è il  segno con cui marcare fortemente il progetto ed il messaggio  di Radici Wines.

E’ in quest’ambito , come sottolinea il tono vibrante delle parole  di Luciano Pignataro,che giocano un ruolo fondamentale sia  il tempo, consentito proprio dalla spiccata acidità della texture meridionale,che il territorio,delineando entrambi  visceralmente l’immagine straordinaria e voluminosa dell’unicità dei vini del  Sud Italia.

Francesca Tamburello Componente della Giuria di Esperti Nazionali a Radici 2012

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