OIV News – 1/12/2017

1 dicembre 2017 by

 

Vini vulcanici in Europa. Dall’Alsazia a Madeira

 

Nati dalla cenere, dalla lava solidificata e dai minerali magmatici, i vini vulcanici sono dei miracoli della natura. Prodotti un po’ in tutta Europa, dalla Germania, all’Alsazia, passando per l’Ungheria, le isole Canarie, le Azzorre, Santorini e naturalmente Tokaj, sono tutti accomunati da un carattere distintivo, una spiccata acidità e una purezza cristallina. Ma che cosa li rende così unici? Scopriamolo passando in rassegna tre comprensori vinicoli vulcanici: Rangen de Thann in Alsazia, Tokaj e Madeira.

Vini vulcanici d’Alsazia: Grand Cru Rangen de Thann

L’Alsazia è un mosaico di suoli e terroir, una regione caratterizzata da una delle conformazioni geologiche più complesse al mondo. Il Grand Cru Rangen de Thann, nell’Alsazia vinicola meridionale, è probabilmente la migliore testimonianza dell’attività vulcanica nella regione. Il Rangen (che in tedesco antico significa pendenza) è l’unico vero Grand Cru vulcanico dell’Alsazia. I suoi terreni poco profondi sono composti da un mix di rocce vulcaniche friabili, in particolare tufo, andesite e grovacca. È una sfida sul piano fisico: questo Grand Cru è un gigante roccioso che si arrampica fino a 477 metri sul livello del mare, con pendii estremamente ripidi che guardano a sud. Le rese sono tra le più basse d’Alsazia e la viticoltura è davvero eroica.

Riesling e Pinot grigio di estrema profondità

 

Nella zona classificata Grand Cru oggi sono piantati 22,13 ettari, che ogni anno producono vini di grande intensità e profondità. Le uniche due varietà piantate nel Rangen de Thann sono il Riesling e il Pinot grigio. I vini hanno una profondità e una pulizia notevoli, sono concentrati e longevi. Mentre il Riesling è solitamente vinificato in versione secca, le uve di Pinot grigio sono spesso raccolte dopo essere state parzialmente attaccate dalla muffa nobile, dando vita a prodotti con un certo residuo zuccherino. Nonostante la loro pienezza, i nettari del Rangen mantengono sempre tensione e purezza.

Ungheria: come nacque il Tokaj

 

Ai piedi dei monti Zemplén si estendono i vigneti di Tokaj, splendidi paesaggi collinari dichiarati Patrimonio mondiale Unesco nel 2002. Il segreto dei terreni vulcanici di Tokaj sta proprio nell’interazione tra acqua, gas e attività vulcanica: 63 diversi tipi di suolo danno vita a un vino dolce unico, celebrato da secoli. Fu creato nel Seicento dal sacerdote e cerimoniere Máté Szepsy Laczkó, alleggerendo il mosto delle uve essiccate in pianta (in vigne abbandonate per la minaccia di un’invasione turca) mescolandolo al vino della vendemmia precedente. Così nacque il Tokaj Aszú, un vino molto dolce, ma al tempo stesso ben definito ed elegante.

L’unicità del Tokaj Aszú

Il Tokaj Aszú combina concentrazione e purezza. La muffa nobile che colpisce i grappoli apporta dolcezza (classificata con il numero di puttonyos, cioè di contenitori di uve appassite aggiunti al mosto), acidità e aromi intensi di miele, mentre la trama rimane elegante e fresca grazie al blend con un vino base. Essencia, invece, è un vero e proprio nettare, con almeno 450 g di residuo zuccherino e un grado alcolico molto basso. Un vino che fermenta per anni, con un incomparabile equilibrio tra l’acidità, l’alcool e lo zucchero.

Madeira, figlio dell’Atlantico

Sotto un sole velato, tra il vento dell’Atlantico e la nebbia delle montagne, c’è un “vino dell’oceano”, figlio di un terreno vulcanico e di un’isola tropicale. L’isola di Madeira è, infatti, la punta più meridionale di una vasta formazione vulcanica sottomarina. Il terreno, composto principalmente di basalto, è molto fertile e acido, ricco di magnesio e ferro, mentre il calcio è praticamente assente. L’elevato contenuto di magnesio e i bassi pH permettono di vendemmiare uve con un basso potenziale di alcol e un’elevata acidità. Tuttavia, dopo un processo di fortificazione e un sistema d’invecchiamento unico, l’uva austera e fortemente acida diventa un nettare magico.

Storia, metodi e uve utilizzate

George Washington scelse Madeira per il brindisi alla firma della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti. Qui si produce vino dal XV secolo. La pratica della fortificazione è cominciata all’inizio del XVIII secolo come mezzo per stabilizzare il vino destinato all’esportazione. Nel 1794 un commerciante di nome Pantaleao Fernandes inventò il processo Estufa, riscaldando i suoi magazzini con delle piccole stufe, per ottenere lo stesso risultato. Oggi il metodo Estufa è ancora utilizzato, ma per i Madeira più costosi si usa il Canteiro, un processo di riscaldamento più delicato. Le cinque uve principali vinificate a Madeira sono Tinta negra, Malvasia, Bual, Verdelho e Sercial.

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 5/2017. 

Vino&Scienza. Identificata proteina che rende il vigneto tollerante al sale

Una nuovo studio dell’Università di Adelaide ha identificato una proteina in radici di vite responsabile del trasporto di sodio nella pianta. La scoperta permetterà la selezione di nuovi portinnesti tolleranti alla salinità. La ricerca è stata pubblicata questa settimana sulla rivista New Phytologist.

 

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